“Ponte di Genova”, il libro inchiesta di Michele Giardina che svela i misteri di una “tragedia annunciata”

Fra le novità editoriali del 2019 il libro-inchiesta di oltre 200 pagine “Ponte di Genova. Diario di una tragedia annunciata” del giornalista-scrittore pozzallese Michele Giardina, pubblicato da Armando Siciliano Editore. Una ricerca di dati che ha portato il giornalista ad elaborare una approfondita inchiesta come egli stesso evidenzia sin dall’inizio: “Date, dati, dichiarazioni, citazioni e riferimenti vari sono compatibili con lo spazio temporale compreso tra il 14 agosto e il 16 ottobre 2018, utilizzato dall’autore per la stesura del libro”.

“Martedì 14 agosto 2018. Ore 11,36. Tra i caselli autostradali di Genova Ovest e Genova Aeroporto crolla il ponte Morandi, viadotto dell’autostrada A10 che attraversa il Polcevera. Secondo la ricostruzione dei vigili del fuoco si sarebbe verificato il cedimento strutturale di una delle colonne del ponte all’altezza di via Fillak, nella zona di Sampierdarena, che avrebbe comportato il crollo di oltre 200 metri di carreggiate del viadotto. Sotto vi sono centri commerciali e capannoni industriali, oltre ad alcuni edifici residenziali e alla ferrovia che collega Genova a Milano. La parte crollata del viadotto è quella centrale che si trova in prevalenza sul letto del torrente Polcevera e la ferrovia”.

Inizia così la cronaca di quello che Giardina definisce una: “tragedia annunciata” spiegandone punto per punto la cronaca e raccontando, dati alla mano, tutti i dettagli, noti e meno noti, di quello che è avvenuto dopo. Un’accorta analisi degli sviluppi politici ma anche socio-amministrativi incalzati dalla ricerca dei responsabili e di quello che poteva essere fatto ma che evidentemente non lo è stato. Elenca i nomi delle 43 vittime del crollo, elaborando in qualche modo quello che è stato per l’Italia intera e per tutte le famiglie delle vittime e dei feriti il dolore di vedere e rivedere quelle scene. Quasi fosse stato un attentato. Proprio questo sottolinea Giardina immaginando di interpretare il pensiero di una delle vittime: “La mia vita, la vita dei miei amici e delle altre persone finite fra le macerie del ponte si sarebbe conclusa, dunque, per colpa di ingegneri incoscienti o distratti, di funzionari disattenti, di consulenti utili idioti, di dirigenti statali che non hanno controllato un bel nulla, di amministratori di società impegnate a fare soldi a prescindere dalla sicurezza della vita umana. Avessero piazzato una bomba i terroristi dell’Isis, fanatici dell’odio e della vendetta, (…) avremmo in qualche modo capito che era toccata a noi la parte di vittime sacrificali. (…)Ma noi non siamo morti per mano terrorista. Vogliamo conoscere i volti di chi ci ha trascinato giù con quel maledetto ponte. (…) Voi non siete terroristi. Non avete come vessillo bandiere nere, non maneggiate armi, non vi fate saltare in aria per macellare persone innocenti. Voi siete peggio”.

L’autore guarda alle vittime dirette e indirette. Ci sono ancora gli ‘sfollati’, quelli che hanno dovuto lasciare le loro case integre per proteggersi da un eventuale cedimento del ponte. Un dolore acuto, uno squarcio in una Genova che però non si arrende. Eppure, dolore a parte, si devono fare i conti con la realtà, il calcolo dei costi e di chi deve pagarli. Le responsabilità. Presto, perché la viabilità, il commercio, la vita ne risentono. Genova è divisa.

E oggi? C’è il progetto donato da Renzo Piano, inizia la demolizione. E riguardo alle indagini e all’inchiesta Giardina dice: “Ho la sensazione che questa volta i colpevoli la pagheranno cara. Ci sono certamente passaggi non poco complicati, difficili da bypassare e resistenze più o meno occulte da superare, ma alla fine sono convinto che i colpevoli avranno quello che si meritano”.

“E’ sufficiente – scrive fra l’altro Giardina – approntare la lista di ponti, strade, cavalcavia, passaggi e sottopassaggi a rischio crollo per mettersi a posto con la coscienza? Basta riunirsi, incontrarsi, esibire competenze personali, meriti e riconoscimenti conquistati dietro comode scrivanie in anni di onorato servizio per parare i colpi mortali di altri “incidenti”? Giusto limitarsi a sottoscrivere verbali roboanti, redatti nel solito babbeo burocratese, per costruirsi un sicuro rifugio morale? No, non funziona così. Non è più possibile andare avanti con queste inutili e stucchevoli esibizioni burocratiche del dopo. E’ arrivato il momento della confessione purificatrice. Della verità liberatoria. Nobilitante. Del riscatto etico. Delle regole da rispettare e fare rispettare. (…) Questa, in definitiva, l’idea nobile di un’Europa unita voluta dai padri fondatori fra cui l’Italia. Un’Europa che sarebbe dovuta diventare il cuore dei popoli, della giustizia sociale, della solidarietà, dell’uguaglianza, della libertà, della responsabilità, della cooperazione, della democrazia. Oggi, con riferimento particolare ad alcuni temi di vitale importanza (austerity, economia, migranti), assistiamo invece allo spettacolo indecoroso di un’Europa supponente, bugiarda, litigiosa e di parte. Nata male e cresciuta peggio”.

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Lo scrittore non dimentica di analizzare, attraverso una meticolosa rassegna stampa, gli altri casi di ponti crollati su strade e autostrade e di sottolineare le drammatiche problematiche relative alla viabilità siciliana dalla Catania-Ragusa alla Catania-Gela, la Agrigento-Palermo, una serie di mai partite e incompiute che sono state ribattezzate “strade della morte”. E fa un appello al Governo: “Fate bene attenzione voi che lo Stato rappresentate a non ripetere gli errori del passato. Remoto e recente. Che è drammaticamente presente. Con 43 morti. Guai a voi. Prima di sottoscrivere verbali alla Ponzio Pilato, formali e accomodanti nei confronti dei governi in carica andati, di quello attuale e di tutti quelli che verranno (….) Tuffatevi nella vita reale. Quella vera. Quella che fa venire la pelle d’oca. Lasciate stare le statistiche. I numeri, aridi e fuorvianti, non hanno nulla a che fare con sacrifici, disagi e sofferenze dell’umanità palpitante”.

Un racconto, quello di Giardina, sotto forma di diario, citando fonti autorevoli e selezionate e che ha un obiettivo preciso: “Offrire ai lettori l’occasione per riflettere sulla prorompente domanda di cambiamento che viene dal basso”. L’autore ha espresso nelle sue analisi il suo punto di vista sui fatti lasciando alla magistratura la ricerca dei colpevoli del crollo. Ma “Ponte di Genova” va oltre, è un libro da leggere con attenzione con la mente libera dandosi il tempo di riflettere perché di materiale l’autore ne ha messo tanto lasciando, com’è giusto che sia, l’analisi al lettore che potrà liberamente farsi un’idea dei fatti attraverso la loro cronistoria e troverà in questo testo, partendo dalla tragedia accaduta a Genova, momenti di certa analisi sul futuro del Paese e sulle problematiche che l’affliggono.

Il libro sarà presentato a Pozzallo, mercoledì 16 gennaio 2019, ore 17,30, nei locali dello Spazio Cultura “M. Assenza” di corso V. Veneto. Modera la giornalista Valentina Maci. A portare i saluti saranno Enzo Cavallo, presidente Associazione provinciale “Confronto” e l’editore Armando Siciliano. Interverranno: prof. Gino Carbonaro; prof. Corrado Monaca; prof.ssa Lucia Trombadore; Dott.ssa Giuseppina Pavone; l’antropologa  Grazia Dormiente. Reading affidato all’attrice Tiziana Bellassai.

 

Valentina Maci

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