“Uomini sotto il Sole” Ghassan Kanafani raccontava le migrazioni. Ieri come oggi

Articolo del quotidiano “La Sicilia” 12-8-2018

By VM- Foto: Linda Puccio

Testo dell’articolo

Forse non hanno urlato, forse neppure si sono resi conto che la loro vita finiva lì, dopo una giornata di lavoro. Instancabili. Sono morti in silenzio sotto il sole di agosto. La loro gabbia era un furgone dove ammassati viaggiavano per tornare a casa. Lo stesso furgone che si è schiantato con un tir, nel foggiano. Loro, 12 braccianti agricoli erano stivati nel retro del furgone. L’altro, il tir, invece, ironia della sorte, era carico di pomodori. La strada si è tinta di rosso, rosso sangue. Dei loro nomi nessuno si ricorderà, di loro però in questi giorni si sta parlando molto. Della loro provenienza, del fatto che fossero migranti. Eppure non ne sapremo più nulla, sono morti in dodici dentro un furgone, nel 2018. Forse avevano famiglia, figli, genitori.  Uomini sotto il sole, l’attualità dello scrittore e giornalista Ghassan Kanafani, nella cronaca contemporanea, fa rabbrividire. Nel suo racconto Kanafani, era il 1963, raccontava la storia di tre uomini che fuggendo dai campi profughi presso il Kuwait trovarono una sorte comune, la morte nel retro del furgone che li trasportava, sotto il sole cocente: “L’inferno dietro l’angolo dell’Occidente”. Ma la Palestina è lontana nell’immaginario collettivo, il Kuwait lontanissimo dall’Occidente.

Foto Linda Puccio Ph

Ma questi uomini avevano in comune dolore e sogni, il dolore che si portavano dentro, i sogni di chi spera in una vita migliore. Ma la strada è lunga, tortuosa, insidiosa, a tratti mortale. Non sono più tre gli “Uomini sotto il sole” morti senza avere avuto neanche la forza di “bussare” per chiedere aiuto, a loro se ne sono aggiunti altri dodici, e altri milioni. Motivazioni diverse, Paesi diversi. Destino comune, purtroppo. Dalla storia della diaspora vista, vissuta, sofferta e raccontata da tre protagonisti che cercano di fuggire dai campi profughi della Cisgiordania, allestiti all’indomani della perdita della Palestina nel 1948, per arrivare in Kuwait, meta, allora, di tanti disperati in cerca di fortuna, fino all’Italia di oggi. Quando il romanzo fu scritto, l’Italia e il resto dell’Europa non erano ancora diventate l’approdo di tutti coloro che fuggono dalle guerre, dai regimi dittatoriali del Vicino Oriente e dall’Africa più in generale. Oggi il sacrificio di quei palestinesi, così bene rappresentati da Kanafani, rivive in ogni migrante che insegue una nuova vita. Milioni di “uomini sotto il sole” che lontani dalla “hijra al ula” -prima migrazione come fu chiamata quella del 1948 dai letterati palestinesi- continuano a morire, nel mare. Ma non solo lì, dopo l’esodo scoprono che la vita in Italia non è sempre quel sogno che trapela dai social, non è l’amico che posta il selfie con dietro una macchina di lusso e gli occhiali specchiati, il cappellino e l’auricolare. La vita è dura, durissima anche qui, dove tra la tratta e il caporalato, lo spaccio, è difficile districarsi che tu sia uomo o donna, che tu possa arrivare dal Senegal piuttosto che dal Mali o dalla Costa d’Avorio le difficoltà saranno comuni. Immense, incommensurabili. Di certo ne varrà la pena. Deve per forza valerne la pena. La pena. Il dolore. Come scrive Loretta Napoleoni nella prefazione a ‘Mercanti di Uomini’: “L’esportazione della democrazia occidentale in ogni angolo del villaggio globale ci si è ritorta contro. Dopo la caduta del muro di Berlino, il mondo è diventato un luogo assai più pericoloso, non solo per i nordamericani e gli europei, ma anche per gli asiatici, gli africani e i sudamericani, che a milioni si sono trasformati in lavoratori migranti e rifugiati economici. I mercanti di uomini gestiscono un nuovo tipo di merce: migranti anziché ostaggi. Nessuno è al sicuro, nemmeno noi”. I Paesi del cosiddetto terzo mondo devono contrastare tre grandi problemi che in essi convivono: i loro governi, spesso incapaci di trovare soluzioni, ma capaci solo di reprimere. I governi dei Paesi ‘sviluppati’ che spesso, aldilà della dichiarazioni di facciata, sostengono in maniera sostanziale questi governi. Le grandi lobby che continuano a depredare questi stati delle risorse che si trovano sulla terra e sottoterra.

V.M.

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Giornalista pubblicista e interprete. Adoro scrivere, nel mio blog trovi un po' del mio lavoro e le mie passioni come la sezione 'Book Addicted'

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