Pensatori contemporanei, arriva “Un me stesso” di Giuseppe Stornello

 

Amavo da piccolo passeggiare di notte. Nel silenzio, poi attorniato dal buio. Senza nessuno intorno.” Giuseppe Stornello, artista eclettico di Acate, torna sulla scena e lo fa da scrittore con la pubblicazione di “Un me stesso”, Europa Edizioni. “Chi mi ha reclutato a questo mondo? -scrive Stornello- Io urlo. So che non è temperamento, mi chiedo a che pro continuare a farlo, se il mondo che m’attorna è sordo.” Giuseppe Stornello scrive e descrive, una vita complessa, a tratti crudele. Tra le sue pagine la sua terra, la Sicilia, torna sempre, legame e radici: “Sicilia. Impulso implacabile. Mi alzo di notte -scrive Giuseppe StornelloStornello- e vado a passeggiare. Un clima afoso e snervante. Per consolarmi volevo buttarmi da qualche parte, ma poi un sentimento improvviso mi ha riportato tra gli altri esseri.” Gli affanni superati con la filosofia dei più grandi e, poi, la realtà. Il ritorno brutale. L’autore apre il libro con una “Avvertenza”: “Queste pagine si propongono per un nuovo genere di ‘biografia puramente spirituale’, già iniziato da Oswald Spengler negli anni precedenti alla guerra. “Tutte le mie note autobiografiche di un ‘ripudiato’, termine coniato da me stesso, nascono dalle laceranti esperienze vissute in gioventù, fino ad arrivare a oggi. Forse, posso dire che guardando la mia età, ho vissuto più esperienze laceranti di ogni altro uomo del mio tempo. Abbandonato dal puro piacere del pensiero, ho scritto queste note, di notte, nelle lunghe passeggiate, dove via via annotavo tutto su pezzi di carta, abbozzando schemi, man mano che i pensieri affioravano in me. Questo nuovo genere di biografia nasce all’improvviso, con precisione quando mi sono imbattuto nel libro di questo grande pensatore del ‘Tramonto dell’Occidente’, proprio in quel momento ho iniziato la mia autobiografia, cercando di affidare tutto me stesso al più autentico mezzo che ci rimane: il pensiero. Sono sempre stato un solitario, sempre intento a rimuginare, ma anelavo ad ampie vedute sin da piccolo, sempre accompagnato da un album di schizzi su cui disegnavo (l’altra mia passione oltre al pensare). Tutto ciò che ho scritto, lo vedo davanti a me come un’immagine tangibile ancora oggi, più di quei disegni che facevo quando ero solo un bambino. Non sono mai stato soddisfatto di ciò che ho avuto, e di ciò che ho visto. Dopo un’adolescenza a tratti da ribelle, per il resto da marginale, questo è il mio tentativo di provare a rinascere come ‘un uomo rigenerato’ secondo una spiritualità puramente rinnovata, mostrando qui ciò che riesco a ricordare di ‘un me stesso’. So che è una miseria concepire ricordi e metterli per iscritto, ma è questo l’effetto della solitudine di un ripudiato.” Stornello sottintende un rapporto disarmonico col tempo che scandisce anche i pensieri: “Il tempo scorre, tutto si dilegua, tutte le trasformazioni subite le abbiamo perse per sempre e non possiamo neppure recuperare quella grandezza magica. Sento ancora oggi un subbuglio dentro di me, una forza trasversale che porto dietro le mie spalle, ed è proprio in questi momenti che mi sento accompagnato da un’energia meravigliosa, completamente diversa da tutti quei fenomeni esplosivi che conosciamo. Questo è ciò che mi appare, ‘un me stesso’ che, non trovando nulla di determinato a questo mondo, decide di parlare con sé stesso.” Giuseppe Stornello si racconta, in ogni più recondita intimità. Nella vita quotidiana dove ritrova lo specchio di una realtà che non lesina colpi bassi, questo l’autore decide di donare al lettore come monito per aggredire una realtà a volte spietata. Una realtà che per l’autore ha le tonalità delle giornate di pioggia, contraltare di un’umanità che non accetta tutti ma tende ad omologare il singolo. Il fil rouge è quello della narrazione filosofica ma Stornello se ne allontana per creare uno stile che ha i tratti della sua arte, decisi e forti con in “Note di un ripudiato”: “Oggi, la povertà più assoluta di spirito Europeo, non c’è più niente! Per il mio spirito reazionario, lessi Nietzsche a 17 anni. Chiamavo quei compagni di classe ‘animali evoluti’, ma senza volgarità. Da quel giorno, com’è consueto fare alle masse, vollero sopraffarmi. Dal momento che si è sempre soli in questi casi, loro erano in gran numero, non avevo speranze. Da bambino, sempre solo. Chiuso in camera. Abbozzavo schemi, disegnavo mappe, sempre intento a trovare qualcosa di strapotente. Col passare del tempo, le mie parole stanno diventando sempre più aride, crude e asciutte. Le parole sono sudicie, mutano e mi disgustano, ma le annoto per sentire ancora qualche passione. In questo tempo: tutti privi di zelo. Oggi tutto il pathos è sparito. Rimugino nella mia scatola segreta. Gli artisti –scrive Stornello-, i filosofi, sono perlopiù tiranni. Malevic: aveva ragione a sterminare la gura umana dai quadri con il quadrato rosso.” L’autore supera ogni cosa con l’arte e la scrittura e al lettore dice: “Consiglio. Abbozzate tutto ciò che vi passa per la testa, anche se vi provoca nausea o v’inorridisce, fatelo! Questa è l’unica gioia che ci rimane. Abbozzare.” Alla Sicilia l’autore torna sempre, richiamo delle sue radici nella sua vita quotidiana: “Mi basta poi passare l’estate nelle isole della Sicilia per accorgermi di cosa io vivo… In fondo, devo a questa luce del sud le mie abitudini, e ancor di più per la fierezza dei miei istinti, con questo, posso dire a tutta l’umanità: sentitemi urlare, perché sono questo urlo e nient’altro che questo!  Io sono un mostro morale. Anzi, sono quella specie di uomo che in tempi passati veniva venerata. Ma detto fra noi –evidenzia l’autore-, io non sono uno spauracchio. Se leggete questo scritto, vedrete che a esprimere questo non sono io, perché ciò non avrebbe alcun senso, piuttosto sono un contrasto di amore e odio, l’ultima cosa che l’umanità si sarebbe aspettata da un filosofo.”

Fonte: Quotidiano “La Sicilia” 18/9/2017, di Valentina Maci

 

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Giornalista pubblicista e interprete. Adoro scrivere, nel mio blog trovi un po' del mio lavoro e le mie passioni come la sezione 'Book Addicted'

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